{"id":30026,"date":"2019-07-10T00:00:00","date_gmt":"2019-07-09T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gondola-medical.com\/news\/parkinson-e-ictus-con-gondola-il-dispositivo-per-i-disturbi-del-movimento\/"},"modified":"2024-06-12T17:53:59","modified_gmt":"2024-06-12T15:53:59","slug":"parkinson-e-ictus-con-gondola-il-dispositivo-per-i-disturbi-del-movimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vecchio.gondola-medical.com\/it\/news\/parkinson-e-ictus-con-gondola-il-dispositivo-per-i-disturbi-del-movimento\/","title":{"rendered":"Parkinson e Ictus con GONDOLA, il dispositivo per i disturbi del movimento."},"content":{"rendered":"<p>Il nostro movimento ha origine dall\u2019interazione tra cervello, nervi e muscoli. Quando ci sono interruzioni o problemi di comunicazione si generano i <a href=\"\/it\/terapia-gondola-amps\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>disturbi del movimento<\/strong><\/a>, come <strong>difficolt\u00e0 del cammino<\/strong> e <strong>blocchi motori<\/strong>.<\/p>\n<h2>Il movimento nel corpo umano: come funziona<\/h2>\n<p>L\u2019attivit\u00e0 del nostro cervello \u00e8 basata sul movimento di neuroni; fin dalla nascita acquisiamo informazioni che ci portano a sviluppare una cognizione sulla base della quale si sviluppano dei movimenti, che col tempo diventano automatici. Soltanto pensare di riuscire ad alzare un braccio, aprire una mano e chiuderla, implica il 15% del nostro sforzo cerebrale. Il <strong>nostro cervello \u00e8 una macchina quasi perfetta<\/strong>, dove ciascun\u2019area ha una funzione ben precisa. <strong>Se un paziente \u00e8 particolarmente rallentato o scoordinato potrebbe esserci qualcosa a livello cerebrale<\/strong> che non funziona: qualcosa nell\u2019interazione tra cervello, nervi e muscoli non sta andando come dovrebbe. Nel movimento vengono coinvolte pi\u00f9 aree tra queste ci sono:<\/p>\n<ul>\n<li><span class=\"text\">l\u2019<strong>area premotoria<\/strong>: che serve ad anticipare i movimenti<\/span><\/li>\n<li><span class=\"text\">l\u2019<strong>area visuo-spaziale<\/strong>: che ci dice \u201cquanto siamo grandi\u201d, ossia quanto spazio abbiamo attorno, quindi se in quello spazio possiamo compiere un determinato movimento<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<h2>Come sta cambiando la neuroriabilitazione<\/h2>\n<p>Il compito del riabilitatore fino a oggi era quello di provare a capire come utilizzare le aree di compenso delle aree danneggiate in modo da portare un miglioramento alla qualit\u00e0 di vita dei pazienti. Normalmente per muoversi vengono usate le aree motorie, ma nel paziente parkinsoniano per compensare il loro danneggiamento vengono usate le aree volontarie comportando un grosso sforzo da parte del paziente che dichiara di \u201ccamminare come se avesse dei macigni ai piedi\u201d.<\/p>\n<blockquote><p>Infatti le aree di compenso sono solo un espediente per aggirare i disturbi del movimento e non sono sufficienti a ridare la giusta autonomia ai pazienti, quindi sono stati condotti studi per trovare una via che agisse direttamente sulle aree del movimento.<\/p><\/blockquote>\n<p>Fino a 20 anni fa si credeva che il comando del nostro corpo ce l\u2019avesse completamente il cervello, il sistema cerebrale centrale. Se sorgeva un problema a livello centrale si pensava che non si potesse avere miglioramento se non andando ad agire chirurgicamente direttamente su di esso. Mentre ai giorni nostri \u00e8 stato possibile osservare che il sistema cerebrale periferico, se stimolato in un certo modo, riesce a mandare un impulso al cervello in grado di attivare alcune aree coinvolte nel movimento generando un miglioramento dei disturbi motori che dura dai 3 ai 5 gg.<\/p>\n<h2>Anni di studio per trovare una terapia neuroriabilitativa<\/h2>\n<p>All\u2019inizio c\u2019\u00e8 stata una fase osservazionale perch\u00e9 c\u2019era bisogno di mettere in campo qualcosa di diverso. Ricostruendo la mappatura del cervello e delle periferie, studiando i fenomeni sulle aree motorie del nostro paziente, analizzando quali periferie non muovevano pi\u00f9, \u00e8 stato possibile osservare che alcune aree motorie erano completamente ferme. Questo accade perch\u00e9 il cervello avendo poca energia preferisce conservarla per movimenti pi\u00f9 vitali, come il battere del cuore e la respirazione, abbandonando quasi completamente l\u2019estremit\u00e0 (mani e piedi). Le periferie ricevevano lo stimolo ma questo non riusciva ad arrivare al cervello. La ricerca \u00e8 stata molto empirica, sono stati provati vari stimoli ed elaborate varie ipotesi, per esempio \u00e8 stato preso in considerazione potesse essere il dolore a riattivare le aree motorie inattive del cervello. Col tempo per\u00f2 \u00e8 stato osservato che una stimolazione dolorosa creava anzi una ritrazione, quindi il cervello non riusciva a immagazzinare questa informazione.<\/p>\n<h2>Lo stimolo che riattiva le aree motorie<\/h2>\n<p>Dopo vari tentativi \u00e8 stato individuato, anche attraverso l\u2019osservazione tramite tac, il giusto stimolo che riuscisse ad arrivare al cervello e riattivasse le aree coinvolte nel movimento: area premotoria, area visuspaziale e gangli della base. Inoltre questa stimolazione in due punti dei piedi, erogata dal dispositivo medico Gondola, non solo riaccende le aree ma il cervello riesce ad acquisire l\u2019informazione e mantenerla per qualche giorno (da 2 a 5 gg). Non si tratta ovviamente di una cura, ma di una terapia da affiancare alle altre: farmaci, riabilitazione ed eventualmente DBS.<\/p>\n<blockquote><p>Gondola non ha sconfitto il Parkinson ma ha migliorato in maniera evidente la qualit\u00e0 di vita dei pazienti parkinsoniani.<\/p><\/blockquote>\n<p>Alcuni dei nostri pazienti (malati di <a href=\"https:\/\/www.gondola-medical.com\/it\/malattia-parkinson\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">parkinson<\/a>) che utilizza il dispositivo Gondola da pi\u00f9 di 8 anni continua a usarlo con ottimi risultati, dimostrando che col tempo non si crea assuefazione. Inoltre il 95% dei pazienti che usa il device da almeno 3 anni non ha dovuto aumentare la terapia farmacologica, mantenendola stabile.<\/p>\n<h2>ICTUS e trattamento Gondola<\/h2>\n<p>La <strong><a href=\"\/it\/gondola-home-device\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">terapia con Gondola<\/a><\/strong> sta dimostrando benefici anche sui pazienti ictus stabilizzati. Successivamente a un episodio di ictus, al paziente vengono diagnosticati 6 mesi di recupero, ossia un periodo durante il quale grazie a una buona riabilitazione pu\u00f2 recuperare le capacit\u00e0 motorie danneggiate dall\u2019episodio ischemico. Dopo questi mesi il paziente viene definito \u201cstabilizzato\u201d e si dovr\u00e0 concentrare principalmente sul mantenimento dei miglioramenti ottenuti nel periodo di riabilitazione.<\/p>\n<blockquote><p>Gondola si sta dimostrando efficace proprio nel migliorare il movimento nei pazienti stabilizzati che hanno sub\u00ecto un evento ischemico da pi\u00f9 di 6 mesi, migliorando la loro velocit\u00e0 di cammino e diminuendo la spasticit\u00e0.<\/p><\/blockquote>\n<p><iframe title=\"YouTube video player\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/eBhJGCykuFE?si=VGmQEZkDTb9ccHQb\" width=\"560\" height=\"800\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gondola non ha sconfitto il Parkinson ma ha migliorato in maniera evidente la qualit\u00e0 di vita dei pazienti parkinsoniani. 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